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Intelligenza artificiale possibile nemico del mercato dei domini

06/02/2017

Andrew Allemann di Domain Name Wire ha scritto che le estensioni di dominio stanno rischiando di perdere una parte della loro importanza sul web per colpa degli assistenti vocali che,sempre più evoluti, sono appoggiati al machine learning ed al deep learning per dare in tempi molto brevi più informazioni possibili agli utenti che lo richiedono.

Secondo Allemann la minaccia più grande per il mercato dei domini sarà Home di Google, l’avversario di Amazon Echo.

Egli aggiunge che purtroppo l’industria dei domini sta sottovalutando l’avanzata delle intelligenze artificiali, mentre si sta dedicando al tema vecchie estensioni contro nuove estensioni.

Molti utenti apprezzano la possibilità di usare i comandi vocali per navigare sul web, poiché così non è più necessario aprire il browser e digitare le parole chiave, cosa che comunque non crea problemi al mercato dei domini dato che l’utente continua a consultare la SERP e ad aprire le varie pagine web.

Nel momento in cui le intelligenze artificiali diventeranno parte attiva, il ruolo dei domini verrà messo in discussione. Alleman infatti ricorda che dispositivi come Amazon Echo e Google Home non sono ancora così diffusi da fare grossi fatturati ma stanno riscuotendo un certo successo nel settore consumer.

La funzione che dovrebbe spaventare maggiormente l’industria dei domini è che le IA anticipano le esigenze dell’utente e gli inviano consigli mirati con scadenze regolari.

Per esempio potrebbero suggerire all’utente di acquistare un mazzo di fiori ad un’amica che compie gli anni, indicando già il costo e chiedendo direttamente conferma.

Così l’utente non userebbe più il browser e non navigherebbe più sui vari siti alla ricerca di un regalo, i domini non sarebbero più centrali perché all’utente verrebbero mostrate solo delle immagini e non vedrebbe più estensioni o riferimenti ai siti che potrebbero essergli d’aiuto.

Chi si occupa di SEO non vedrà più le quantità di visite ai siti, non potrà più analizzare la qualità delle estensioni ed il posizionamento nelle SERP, nonostante l’assistente artificiale faccia le ricerche sul web per dare i suoi consigli, anche se il procedimento avviene in background.

Secondo Allemann, Amazon Echo, è un nuovo web browser dove al contrario degli altri non vengono mostrati indirizzi e siti internet.

Allemann non usa toni allarmistici e conclude con la speranza che l’industria dei domini sposti la sua attenzione sul tema degli assistant così da poter creare apposite strategie per salvaguardare il ruolo dei domini e poter sfruttare tutte le possibilità che l’ecosistema delle intelligenze artificiali può offrire.

 

Google blocca gli Ads malevoli

30/01/2017

Data l’insistenza con cui sui nostri desktop appaiono fastidiosi annunci pubblicitari, Google ha deciso di affrontare il problema inserendo dei filtri che dovrebbero prevenirne la diffusione.

Nel report annuale di Google, inerente al loro lavoro sulla piattaforma AdSense per contrastare gli ads scorretti, affermano di aver visto la dilagante diffusione di annunci auto-cliccanti che reindirizzano l’utente al Play Store mentre naviga senza aver cliccato sull’annuncio.

Nel 2015 Google aveva trovato e disabilitato poche migliaia di annunci di questo tipo ma nel 2016 sono arrivati a 23'000.

Google, nel suo post, non è stata in grado di motivare il perché di questo aumento e nemmeno a suggerire come ridurli, l’unica cosa che si può fare, nel caso si incontrino questi annunci durante la propria esperienza online, è entrare nella pagina di Adsense e notificare una violazione delle politiche di Google.

Nel suo report, Google, ha dichiarato che nel 2016 sono stati eliminati 1.7 miliardi di annunci malevoli, più del doppio del 2015. L’aumento maggiore è stato per prestiti ingannevoli e i trick to click cioè quei finti avvisi di sistema che spingono l’utente a scaricare dei malware.

C’era da aspettarsi che l’aumento continuo di traffico mobile portasse l’aumento di truffe a discapito di chi invece usa la piattaforma Adsense in maniera onesta.

Google sta mettendo tutto il suo impegno nel contrasto agli annunci malevoli con condizioni più restrittive di AdSense e cercando e rimuovendoli non appena individuati.

Non esiste ancora un tool capace di bloccarne la nascita ma Google ci sta sicuramente lavorando.

2016: record di attacchi DDoS in Europa

23/01/2017

Nel 2016 sono cresciuti in frequenza e complessità gli attacchi DDoS in Europa. Le aziende dell’area EMEA sono obbligate a rafforzare i loro piani di sicurezza.

Il Security Operations Center (SOC) di F5 Networks ha presentato dati allarmanti: dall’avvio del 2016, il SOC di F5 di Varsavia ha gestito e mitigato 8.536 istanze di solo DDoS.

Kamil Wozniak, SOC Manager di F5 ha dichiarato:

“L’attività dell’EMEA Security Operations Center è cresciuta rapidamente a partire dalla sua nascita a settembre 2015. Tale crescita è stata interamente guidata dall’inasprimento degli attacchi in tutta la regione, che hanno portato le aziende alla consapevolezza di doversi preparare al peggio".

Uno dei peggiori attacchi su scala mondiale è stato di tipo Fragmentation Flood Destined da 448 Gbps UDP/ICMP il quale ha sfruttato 100.000 indirizzi IP provenienti da diverse regioni.

È stato calcolato un traffico di attacco IP proveniente in maggior parte da Vietnam: 28%, Russia: 22%, Cina: 21%, Brasile:15% e dagli Stati Uniti:14%.

Tra ottobre e dicembre 2016, primo trimestre dell’anno fiscale 2017, il SOC, rispetto allo stesso perido dell’anno precedente, ha ottenuto un aumento del 100% dei propri clienti DDoS.

È stato anche registrato un aumento dei clienti dei servizi WAF del 136%, mentre la lotta contro le frodi ha registrato un aumento dell’88%.

Il tipo di attacco registrato maggiormente nel trimestre è stato la frammentazione dello User Datagram Protocol (UDP), questa tipologia è stata il 23% del totale.

A pari merito al secondo posto con il 15% del totale ci sono stati gli attacchi DNS Reflections e UDP Floods, seguono gli attacchi Syn Floods col 13% e gli attacchi NTP Reflections con l’8%.

Gad Elkin, EMEA Security Director di F5 ha commentato così quanto rilevato dal SOC:

“L’aumento della portata e la varietà delle nuove tecniche DDoS rendono ancora più difficile stabilire se un’azienda si trova sotto attacco.

Per questo motivo oggi è più importante che mai, per garantire che il traffico venga costantemente monitorato alla ricerca di irregolarità, che le organizzazioni attuino le misure necessarie per reagire rapidamente.

Il modo migliore per affrontare tutto questo è implementare una strategia DDoS multi-livello in grado di difendere insieme applicazioni, dati e reti, in modo da rilevare gli attacchi e agire in modo automatico, spostando la responsabilità dello scrubbing da on-premise al cloud e viceversa a seconda che vi sia un rischio imminente di interruzione del business in locale o da fonti esterne, sia a livello dell’applicazione che a livello di rete”.

Stop alle bufale su Facebook

16/01/2017

Fidji Simo è responsabile dell’iniziativa di Facebook che consentirà di contrastare le notizie false che purtroppo molto spesso diventano virali.

L’iniziativa si chiama Facebook Journalism Project e vuole dare un forte contributo alla discussione sulla Post-Verità dopo che sono state annunciate penalizzazioni per tutti quei profili che diffondono bufale e notizie false.

Il progetto è adesso agli inizi ma Fidji Simo prevede la cooperazione con editori ed ingegneri del social network. Il progetto probabilmente introdurrà nuovi formati di storytelling e verrà proposto agli editori il lancio di pacchetti informativi ai lettori più coinvolti.

Si parla anche della formazione dei giornalisti e forse verranno aggiunte nuove lingue all’e-learning.

Grazie alla collaborazione con Poynter, verrà fatto un percorso di certificazione per giornalisti.

Verrà creato un vademecum per l’individuazione, verifica e pubblicazione dei contenuti trovati sul social network.

Infine si parla dell’alfabetizzazione all’informazione nel post pubblicato dall’azienda di Mark Zuckerberg.

Lavoreremo per trovare nuovi modi dare al pubblico gli strumenti per fare scelte intelligenti in merito a quanto leggono

Ci saranno delle collaborazioni con università e centri di ricerca e finanziamenti ad hoc per nuovi progetti e prenderà avvio la collaborazione sul fact checking con le organizzazioni che hanno aderito all’International Fact Checking Code of Principles di Poynter.

Zuckerberg di recente ha detto che secondo lui i contenuti digitali saranno sempre più ricchi: oltre a testi e foto, video e realtà virtuale saranno centrali ed infine l’intelligenza artificiale (AI) riuscirà a mostrare agli ipovedenti le immagini caricate ed anche selezionare i contenuti online in fubzione degli interessi degli utenti.

Ci libereremo mai di ransomware?

09/01/2017

Florian Malecki, International product marketing director, SonicWall ha pubblicato un articolo a proposito di ransomware: l’odioso malware che chiede il riscatto.

Questo malware è ormai noto a tutte le aziende e molte purtroppo c’hanno avuto a che fare molto da vicino.

Nella sua versione più basilare ransomware mostra sullo schermo dell’utente un’immagine con cui gli dice che ha scaricato contenuti illegali o sta usufruendo di software piratati e chiede all’ignaro utente di pagare una multa per evitare l’arresto.  Invece cryptowall e cryptolocker criptano tutti i file di un pc e chiedono denaro in cambio della chiave di decriptazione. ransomware ha iniziato la sua diffusione nel 2005 come minaccia proveniente dall’est europeo, ma è ormai diffuso a livello globale e negli ultimi anni ha fatto diverse vittime.

Nella maggior parte dei casi le imprese che hanno subito attacchi non ne parlano ma qualcuno sì e visto che gli hacker stanno avendo grande successo continuano nell’impresa.  

Il codice malevole viene inviato per email, mascherato all’interno di file e viene messo sul web attirando gli utenti con contenuti gratuiti.

Le aziende che si occupano di sicurezza lavorano alacremente per limitare questi attacchi. Ci si domanda come mai però dopo tutti questi anni ancora non si sia risolto il problema e ci sono molti casi di attacchi di successo da parte delle organizzazioni criminali.

SonicWall ad esempio ha dichiarato che nel maggio 2016 sono riusciti a bloccare quasi 90 milioni di tentativi di ransomware, per merito di centinaia di signature ransomware.

Il motivo per cui questi successi non bastano è che le signature funzionano solo per quello che conosciamo. Si conoscono infatti le diverse varianti di Locky, Tescrypt, Crowti, ed altri ma questi sono in continua evoluzione e cambiamento per evitare le difese delle tecnologie di sicurezza. 

Lo scopo di chi produce firewall è infatti creare velocemente nuove signature per ogni variante di ransomware prima che nuovi attacchi colpiscano le aziende.

 

Amazon è rapidissima

19/12/2016

A Cambridge, Amazon ha fatto la sua prima consegna con drone e ci ha messo solo 13 minuti. Traguardo storico per il sito di vendita on line più famoso.

Considerando che il settore dell’e-commerce si è confermato essere, come ci si aspettava, il protagonista dello shopping natalizio, Amazon acquisisce ancora più credibilità con questo successo. 

Studi di settore di Adobe Systems hanno rilevato che col Black Friday c’è stato un aumento del 21.6% di acquisti, raggiungendo i 3.34 miliardi di dollari, col Cyber Monday è stata invece registrata una crescita del 12,1% raggiungendo i 3.45 miliardi di dollari.

Inoltre nel Black Friday, il fatturato generato dagli ordini via mobile ha raggiunto gli 1.19 miliardi di dollari, il 48% in più dell’anno precedente. Il giorno del ringraziamento ha registrato invece un aumento dell’11.5%, raggiungendo gli 1.93 miliardi di dollari.

Secondo EMarketer invece le vendite del settore tra novembre e dicembre cresceranno del 17.2%, e raggiungeranno i 94.7 miliardi di dollari, cioè cinque volte di più delle vendite retail totali, che cresceranno invece del 3.3%.

Nonostante molte persone credono che il matrimonio tra i droni e lo shopping online sia solo fantascienza, Amazon prosegue con il suo investimento.

Il big del settore nel luglio del 2015 aveva infatti annunciato il lancio del programma mediante droni nel Regno Unito in collaborazione col governo.

Chi utilizzerà il servizio Prime Air deve garantire di avere un ampio giardino per poter consentire al drone un atterraggio facile e sicuro, invece i prodotti non devono superare il peso di 2,6 chili.

Il primo pacco consegnato dal drone conteneva una TV box ed un sacchetto di popcorn ed il Ceo Jeff Bezos lo ha ufficializzato il 7 dicembre.

Il drone ha volato per 13 minuti, a 400 piedi da terra ed ha raggiunto la casa di un utente di Cambridge che aveva inoltrato l’ordine dal suo tablet.

Previsioni di sicurezza per il 2017

12/12/2016

Forcepoint, vendor di sicurezza ha rilasciato il suo report 2017 e da qui è emerso che il mondo della tecnologia ed il mondo fisico sono sempre più convergenti, questo può essere però una complicazione.

Il report riguarda le Previsioni sulla Cybersecurity per il 2017 ed oltre alla convergenza tra i due mondi crescono le implicazioni a lungo termine di questo nuovo sistema digitale sulle strutture di tutto il globo e secondo gli esperti di sicurezza di Forcepoint e Raytheon questo sarà una complicazione.

 

Kris Lamb, Vice President threat protection R&D and security labs di Forcepoint ha detto:

“Le sfide alla sicurezza che sorgono dalla rapida integrazione del mondo digitale con quello fisico nel 2017 si faranno sentire a livello mondiale.

Mentre questi due ambiti fanno sempre più affidamento l’uno sull’altro, la loro influenza non solo sulla sicurezza informatica, ma nelle sale riunioni, oltre i confini e nelle sale del governo non farà che espandersi.”

Il Report ha esaminato ogni tipo di aspetto della sicurezza informatica e gli argomenti che approfondisce sono diversi. 

Nel report si legge che la condivisione di piattaforme e di comandi per l’intelligenza artificiale (AI) basata sull’attivazione vocale rappresenta

“un nuovo livello di convergenza tra umano e tecnologico”.

Però l’aumentare dell’uso dell’attivazione vocale IA per accedere al Web, ai dati ed alle applicazioni potrebbe attivare nuovi tipi di attacchi e problemi di privacy dei dati.

L’aumentare delle minacce interne incoraggiate dalle aziende stesse fa di conseguenza aumentare

“l’abuso di dati di identificazione personale a livello aziendale”.

Nuove minacce interne promosse dalle aziende stesse potrebbero scontrarsi con i dati dei clienti, il profitto aziendale e altri obiettivi di performance, ed obbligherebbero le aziende a fare una rivalutazione dei loro ambienti aziendali e delle strategie di crescita.

Il Cloud è un obiettivo di attacco in espansione e la grande sfida è

“garantire le infrastrutture Cloud”.

Le società che faranno la migrazione di loro ambienti già vulnerabili verso il cloud si scontreranno con limitati vantaggi di sicurezza senza avere una sufficiente preparazione poiché l’hypervisor che svolgerà le macchine virtuali probabilmente sarà sempre più sotto attacco.

Josh Douglas, Foreground Security Chief Strategy Officer di Raytheon ha concluso:

“Le aziende pensano di ottenere la sicurezza già solo migrando verso il cloud. Ma lo spostamento dei dati off-site non toglie alle organizzazioni le loro responsabilità di garantirne la sicurezza, e le best practices hanno ancora la loro importanza.

Il risultato finale di una corsa verso il cloud computing senza queste considerazioni potrebbe significare nel 2017 una minor predisposizione alla sicurezza per molte aziende.”

 

 

L’identikit di chi compra regali di Natale online

05/12/2016

La caccia ai regali di Natale è aperta e prodotti hi-tech e videogiochi sono i più ricercati.

Acquisti soprattutto per figli, concentrati soprattutto durante le giornate con sconti come Black Friday e Cyber Monday.

Negli ultimi 4 anni sono aumentati costantemente gli utenti che acquistano online i propri regali di Natale. 7,4 milioni di persone nel 2015, quasi 9 milioni nel 2015.

Deloitte ha pubblicato la diciannovesima edizione della Xmas Survey 2016 da cui risulta che il tasso di crescita legato al periodo natalizio è superiore a quello degli acquirenti online in generale.

La quota di consumatori europei che hanno intenzione di fare acquisti natalizi online è il 40%

Un indagine fatta da idealo è riuscita a scoprire di più  sull’acquirente medio ed i settori che attirano di più sono:

  • Hi-tech (smartphone, smartwatch, TV e tablet)
  • Gaming (Giocattoli e Videogames)
  • Articoli sportivi (inclusi smartband e fitness tracker)
  • Profumi e cosmetici
  • Piccoli elettrodomestici

Quest’anno oltre ad Apple e Samsung, anche il marchio Huawei sta spopolando.

Tra la prima e la seconda settimana di dicembre viene registrato un picco di traffico dal valore superiori del 30% rispetto alla media del trimestre ma le due settimane decisive per lo shopping natalizio sono quelle precedenti il 25 Dicembre, ed in queste però le offerte tendono a diminuire  del 26,57% rispetto alla media delle quattro settimane precedenti e di conseguenza aumentano i prezzi medi.

L’identikit dell’acquirente medio evidenzia sicuramente che è una persona che predilige le consegne rapide (entro le 24 ore) e procrastina gli acquisti il più possibile.

Quindi in fondo in fondo, non c’è poi una grande differenza tra mondo digitale e mondo fisico perché molti ancora si riducono a comprare agli ultimissimi giorni per non dire ore.

Aziende sempre più in pericolo nel 2017

28/11/2016

È necessario che le aziende affinino la propria strategia di sicurezza con un sistema su più livelli così da scongiurare impatti negativi sull’economia digitale globale

Fortinet ha rivelato quali saranno le previsioni in ambito IT per il 2017 ed ha spiegato come gli attacchi informatici influiranno sull’economia digitale globale.

 

 

  1. Gli attacchi saranno sempre più smart e automatizzati, ci si può aspettare di vedere dei malware con comportamenti quasi umani, avranno processi di apprendimento adattivi, studiati per avere un impatto sempre migliore ed efficace.
  1. I produttori di dispositivi IoT dovranno rispondere delle falle di sicurezza poiché se i dispositivi non diventeranno più sicuri, non verranno più acquistati e questo potrebbe avere un grosso impatto sull’economia. Aumenteranno i richiami da parte di utenti, vendor e altri gruppi interessati al miglioramento degli standard di sicurezza.
  1. I 20 miliardi di dispositivi IoT saranno a rischio perché verranno attaccati per raggiungere il cloud quindi le società dovranno adottare soluzioni di tipo fabric e strategie di segmentazione per difendere i propri ambienti.
  1. Le Smart city saranno a rischio poiché i sistemi di building automation and management sono sempre in crescita. C’è alta possibilità che i sistemi vengano compromessi per distribuire disservizi e che per i cybercriminali le smart city diventino un obiettivo ad alto valore.
  1. Il ransomware è solo agli inizi, ci si aspettano attacchi ad obiettivi di alto profilo: vip, entità politiche e grandi organizzazioni. Con attacchi automatizzati gli hacker potranno ottenere  piccole somme a tante vittime in contemporanea e prendendo di mira i dispositivi IoT.
  1. La tecnologia dovrà cercare di colmare la carenza di professionisti con competenze specifiche in cybersecurity e le aziende si troveranno ad affrontare grossi rischi.

Derek Manky, global security strategy di Fortinet ha spiegato:

“La crescente superficie di attacco generata da innovazioni tecnologiche quali cloud computing e dispositivi IoT, la generale carenza di competenze sulla cybersecurity e la continua pressione normativa continuano ad essere i motori principali delle minacce IT.

 Il ritmo di questi cambiamenti non ha precedenti, e ci conduce a un punto di svolta, nel quale l’impatto degli attacchi informatici supererà decisamente quello sulle vittime designate, a livello di conseguenze personali, politiche e aziendali.

Guardando avanti, la necessità di controllo su più livelli è quanto mai urgente e concreta, e riguarda vendor, enti pubblici e utenti individuali allo stesso modo. Senza un’azione puntuale, c’è il rischio concreto di interrompere il progresso dell’economia digitale globale.”

Facebook e Google contro la disinformazione

22/11/2016

Facebook e Google si sono alleati per combattere la disinformazione che ormai dilaga online. I due big del web si stanno già muovendo.

Facebook ha già cercato di ridurre la diffusione delle fake news online, ma ora il social network vuole proprio contrastare le notizie false ed il Wall Street Journal scrive che sta proprio studiando come eliminare le bufale dal web.

Google punta sulla collaborazione tra persone ed algoritmi per eliminare la disinformazione che è stata protagonista delle presidenziali USA ma anche di quelle in Indonesia e nelle Filippine.

Le bufale e le notizie di propaganda diventano rapidamente virali e attirano click che portano guadagni a Facebook ma Zuckerberg dice che i ricavi derivanti dalle false notizie è solo l’1%.

Il sistema ideato dai colossi dell’informatica prevede meccanismi automatici che identificano le informazioni definite false dagli utenti ancora prima delle segnalazioni. Ma se l’Oxford Dictionary ha eletto come parola dell’anno Post truth (post verità), un concetto orwelliano che ricorda il libro 1984 ed il ruolo della propaganda nei regimi totalitari, come si fa a capire se una notizia è vera o falsa.

Facebook vuole semplificare le tecniche di segnalazione e vuole avviare delle collaborazioni con organizzazioni e giornalisti per fare attività di fact checking. Si potrebbero applicare delle etichette di avvertimento ai contenuti segnalati.

Il social network si occuperà anche di penalizzare quelle realtà che traggono profitto da siti che pubblicano fake news. Alcune bufale fruttano circa 10mila dollari al mese ed anche Google vuole impedire che alcuni siti guadagnino pubblicando notizie fasulle.

Il Ceo Mark Zuckerberg invita tutti però a non etichettare come fake news la sua controparte perché quelle notizie fanno sempre parte del libero scambio di opinioni.

“Noi confidiamo nella possibilità di dare una voce alle persone (…) lasciandole libere di condividere quello che desiderano quando possibile. Dobbiamo stare attenti a non scoraggiare la condivisione di opinioni. (…) Non dobbiamo diventare arbitri della verità, ma affidarci alla community e a terze parti di fiducia”.

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